mercoledì 30 aprile 2014

tranquilla, starai sempre con noi…?


Mai fare raccomandazioni preventive.
Non siamo impazziti…si parlava di gente che vive a casa con la famiglia, di scelte di vita, di trasferimenti prematuri, di università fuori casa. E così è partita la predica severa , ma sorridente, del papà. A tali parole la nana si è seriamente intristita.
Tanto lo sappiamo,  arriverrà il giorno in cui ci manderà a quel paese e dirà che vuole andare a vivere per conto suo, si farà la valigia, si chiuderà in camera e si isolerà dalla sua famiglia.
Ah, cara figlia, tu ora non sai quel che dici e desideri, ma, ahinoi, arriverà quel giorno…a meno che tu non decida di restare per provvedere alle spese dei tuoi poveri e precari genitori che non potranno godere di pensione…:-)

lunedì 28 aprile 2014

forse sono prevenuta...


Bella, dammi qualche spicciolo...
Mi basta quello che hai, qualsiasi cosa. Ti porto fortuna.
Dai bella...
Sei molto invidiata e ti protegge un morto…

Alla mia risposta (vera per giunta) "Ho solo 20 centesimi", si è girata con aria schifata e se n'è andata. Quindi mentivi quando dicevi che ti bastava quello che avevo…!
E poi, cara signora, molto invidiata non direi, ma forse ne ho più di uno di "morti" che mi proteggono, però non potevo mica mettermi a controbattere.

Ma poi, come ti vengono queste "dichiarazioni"? sai leggere veramente dentro i miei occhi?


lunedì 21 aprile 2014

ti lancio una poesia (te ne lancio due)

COMO NEL COMO'
Gianni Rodari

Una volta un accento
per distrazione cascò
sulla città di Como
mutandola in comò.

Figuratevi i cittadini
Comaschi, poveretti:
detto e fatto si trovarono
rinchiusi nei cassetti.

Per fortuna uno scolaro
rilesse il componimento
e liberò i prigionieri
cancellando l'accento.

Ora ai giardini pubblici
han dedicato un busto
"A colui che sa mettere 
gli accenti al posto giusto."


LA FONTANA MALATA
Aldo palazzeschi
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchette,
chchch...
È giù,
nel cortile,
la povera
fontana
malata;
che spasimo!
Sentirla
tossire.
Tossisce,
tossisce,
un poco
si tace...
di nuovo.
Tossisce.
Mia povera
fontana,
il male
che hai
il cuore
mi preme.
Si tace,
non getta
più nulla.
Si tace,
non s'ode
rumore
di sorta
che forse...
che forse
sia morta?
Orrore
Ah! No.
Rieccola,
ancora
tossisce,
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
chchch...
La tisi
l'uccide.
Dio santo,
quel suo
eterno
tossire
mi fa
morire,
un poco
va bene,
ma tanto...
Che lagno!
Ma Habel!
Vittoria!
Andate,
correte,
chiudete
la fonte,
mi uccide
quel suo
eterno tossire!
Andate,
mettete
qualcosa
per farla
finire,
magari...
magari
morire.
Madonna!
Gesù!
Non più!
Non più.
Mia povera
fontana,
col male
che hai,
finisci
vedrai,
che uccidi
me pure.
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch...
E con queste due poesie rilancio l'invito di Maria Elena e Marina. Sono entrambi ricordi delle scuole elementari…i primi poeti comparsi nella mia testa, in verità, sono stati Catullo e Saffo, ma a memoria non ricordo assolutamente nulla, e poiché i libri del liceo sono a casa di mia mamma (e non conosco siti con traduzioni attendibili sul web), ho preferito lasciar perdere.
Le regole sono (copio e incollo da uno dei blog che mi ha nominata):
- entro 24 ore dovete postare una poesia sul blog. Può essere vostra oppure no; nel caso non lo facciate, vi toccherà regalare un libro a chi vi ha nominato (maria Elena! ti devo un libro! ;-) )
Dopodiché passate in testimone a tre prescelti. 
I miei tre sono: Stefania, Monica e Donatella Perla.
Buon lavoro! 

mercoledì 16 aprile 2014

post ad alto contenuto di link

VOT'ANTONIO VOT'ANTONIO!


Spazio campagna pubblicitaria.
Il progetto messo su con Francesca e Maria Elena è candidato ai Fattore Mamma Adword.
Se volete, potete votare qui, cliccando su "vota il miglior progetto". Parto da qui è il numero 43 (credo si possa dare più di una preferenza). 

Ho dato una lettura alle presentazioni degli altri progetti…niente male! Ci sono tante idee che frullano nelle nostre teste, c'è fervore; non facciamo più parte di quella fascia d'età chiamata "giovani", siamo capaci di reinventarci anche da genitori, con una famiglia sulle spalle, forti che, anche se a volte le idee non ti portano denaro, in compenso ti danno vita.
Il web si sta rivelando sempre più una preziosa risorsa, e poi…accorcia le distanze. 
;-)

P.S.: Se volete leggere stralci di storie arrivate, andate sulla nostra pagina facebook.

martedì 15 aprile 2014

Un disco rotto


Odio ripetere le cose.
Ci sono giorni in cui mi sento un 45 giri (a essere buona 45, perché potrei essere benissimo un 33) graffiato, che si ferma sempre sulla stessa frase e la ripete all'infinito finché qualcuno non da' una botta sul mangiadischi. Il mio funzionava così: il mio bel mangiadischi rosso, che tempo fa ho rimesso in giro per Marta, aveva bisogno di continui colpetti per far andare avanti quei dischi rovinati. Io non ricordo di aver mai sentito una canzone, con quel giradischi, come lo chiamavamo noi - che non saltasse.
Non ho mai conosciuto le vere parole di Ti amo di Umberto Tozzi finché non sono andata al liceo. Per me quella canzone cantava così:

Ti amo, ti odio e t'amo, 
in fondo uuomo,
che non ha freddo comando io meno,
davanti al seno, ti odio e t'amo,
è un'afa che sbattendo le ali l'amore che a letto si fa […]

E questa strofa per più e più volte, fino al colpo che faceva procedere la musica (ma le parole, quelle no, restavano così).

Questa divagazione per dirvi che mi sento un disco incantato o una musicassetta che manda la tua canzone preferita e tu stoppi, riavvolgi e spingi play migliaia di volte, quando Marta mi fa ripetere determinati concetti, tipo "Vai a lavarti le mani. Ti sei lavata le mani? Metti in ordine. Non saltare nell'ascensore. Sbrigati ad uscire dall'ascensore perché serve agli altri*. Non interrompere quando uno parla. Ti prego, lascia stare la cereria**. Non mi mettere le mani in faccia mentre ti vesto". Queste le ripeto almeno una ogni giorno, statene certi.
Prima inciderò tutto su un cd, così da farglielo ascoltare nei momenti di malinconia.

brutalmente ridisegnata da me, prendendo spunto dal web





*perché lei deve sempre farsi venire in mente qualche acrobazia strana prima di uscire, per la quale ha bisogno di concentrazione; e come in quasi tutti i condomini, chi ha bisogno del mezzo per salire o scendere non ha mai pazienza
**vivo il panico da "pelle incastrata nella cerniera, e lei puntualmente me la solleva quando sono intenta a vestirla

giovedì 10 aprile 2014

storie di case

Non so più - ari-daje con i dubbi esistenziali! - se ho voglia di una casa mia perché lo desidero, o perché…si usa così.
Una casa in fitto ti da' la possibilità di non essere legato a nessun luogo in particolare, di fare le valige e partire, di cambiare rione, città, regione, stato.
Una casa di proprietà ti da' certezza per il futuro: sai che non dovrai metterti alla ricerca di nuovi appartamenti, salvo complicazioni. Sai che, nel caso in cui tu abbia un figlio, puoi lasciar lui un bene di valore.
Una casa in fitto ti esonera da una serie di spese, ma ogni mese tu dai a qualcuno una "tassa"..e sono soldi che regali, che vanno e non vengono più…non ti resta nulla in mano, se non un tetto sulla testa finché contratto non vi separi.

Cercavo on-line una spiegazione alla corsa al mattone che scorgo tra la gente e anche in me.ci saranno dei paesi in cui c'è meno ansia da casa? Mi ci trasferisco, solo per solidarietà.
Tra i nostri amici con famiglia siamo gli unici a vivere in un appartamento non nostro; vuoi che loro ci sono riusciti da soli, vuoi che le famiglie d'origine sono state previdenti, fatto sta che siamo gli unici - ripeto, tra loro - che non ha investito in un bene di questo tipo.
L'iter il più delle volte è questo: vivi con i tuoi, ti fidanzi, inizi a pensare all'acquisto di una casa che possa ospitare te e la tua famiglia, ti sposi, vai a vivere in quella casa.
Se non segui questo i percorso sei visto un po' come un diverso.

Per noi è stato differente: Francesco ha vissuto con i suoi fino al giorno prima del matrimonio (era comunque spesso in tour e viveva nelle camere d'albergo), io invece intorno ai 30 anni ho deciso che volevo provvedere a me stessa e non volevo dividere casa con nessuno, nemmeno con mie amiche che mi hanno anche proposto di prendere una camera con loro: volevo essere indipendentemente, volevo sapere che aprendo il frigo ci avrei trovato solo cose mie, che il mio bagno era frequentato da miei amici e non da amici di amici, che facevo le pulizie quando la voce della coscienza me lo suggeriva, e non per rispettare una tabella di turni. Così appena i vari lavori mi hanno permesso di riuscire a mantenere me, una casa e la rata della mia auto me ne sono andata. Nessun conflitto con la famiglia - salvo le solite discussioni tra generazioni diverse: solo desiderio di libertà, indipendenza e un po' anche di solitudine.
Qualcuno, amici e amici dei genitori, l'hanno vista come "ah guarda, non va d'accordo con la mamma", "ah guarda che scellerata! piuttosto che mettersi i soldi da parte per un matrimonio se li sperpera così". Probabilmente non sono stata previdente, è vero: a volte penso che avrei potuto stringere i denti e conservarmi quei risparmi (in vista di un matrimonio di cui non si parlava?), ma se tornassi indietro non so se non rifarei le stesse scelte.

La mia prima casa è stato un appartamentino mini, a misura di una alta poco meno di 1,60 metri, dove Francesco toccava il soffitto sollevando il braccio: saranno stati….20 mq circa divisi in due aree, cucina con un mini tavolo, mini fornelli, mini finestra e camera da letto con spazio solo per un letto a una piazza, una piccola scrivania, una cassettiera e un armadio. Poi certo, il bagno. Pavimento in cotto, cassettiera e armadio in legno scuro massiccio, porta scorrevole per il bagno. Freddo d'inverno e caldo d'estate. Ma era casa mia: lì ho cucinato per me per la prima volta, lì abbiamo dormito in tre, con i sacchi a pelo. Abbiamo mangiato anche una pizza in quattro, seduti sul pavimento e sul letto.

Dopo mezzo anno lì, mi capita un'occasione migliore, a pochi isolati, in un condominio con
posto auto, un quinto piano con ascensore, balcone, un appartamento 15 mq più grande del primo, a un centinaio di euro in più. Preso! Una casa in un palazzo costituito solo da mono-bi vani. All'apparenza delle grandi camere d'albergo; probabilmente abitazioni costruite per dipendenti di qualche ufficio o banca. Un palazzo di sei piani abitato da una mia ex-collega (mia dirimpettaia), una professoressa di scienze, se non ricordo male, in pensione, il vice preside del mio liceo, una donna lavoratrice di cui ho conosciuto solo i "versi notturni", varie signore di una certa età…insomma single, lavoratori, gente in pensione. Nessuna famiglia, nessun bambino.
Mi piaceva molto, era la mia seconda casa, una cucina più spaziosa in cui ci entrava il fouton ikea da due piazze; un tavolo da bar con 4 sgabelli dove si poteva mangiare normalmente, una camera da letto con letto matrimoniale; più luce. 30-35 mq in cui abbiamo festeggiato il compleanno di un'amica con più di 30 persone, tutte rigorosamente in piedi (era estate, si poteva stare anche sul balcone). 
Quando io e Franc.abbiamo deciso di sposarci, l'abbiamo deciso tre mesi prima dalla fatidica data: non ci importava se non avevamo una casa "seria". In quel momento lo volevamo e sapevamo che ce la saremmo cavata. La nostra mini-famiglia ha cominciato la sua nuova vita là dentro. Ci bastava all'inizio, finché non è arrivata Marta e un mese prima del parto ci siamo trasferiti qui: un appartamento 3 volte più grande, di fronte al mare, sempre in fitto.

Ora una casa tutto per noi mi piacerebbe averla, ma le condizioni lavorative non ci permettono di chiedere un mutuo, per cui continuiamo a "regalare" denaro ai veri proprietari. A volte non la sento mia, la vivo come un posto di passaggio, per cui sento di non volerlo curare e abbellire più di tanto. Altre volte mi dico che magari non è il nostro momento per questo passo, e che comunque non riuscirei a vedermi, ora, in un posto diverso da questo.
Tutte queste elucubrazioni quando passeggio per le strade e mi trovo a fantasticare; poi arrivo qui, guardo il mare, esco dal portone, respiro e ringrazio. ;-)



lunedì 7 aprile 2014

cose che facciamo quando non siamo malate

Quando stiamo bene e la pigrizia non ci assale, o ancora quando io non sono in preda a
lungomare di Bari
vena creativa, o non devo lavorare (anche se lavoro=retribuzione e qui…vabbe', ne parleremo un'altra volta), io e Marta andiamo in giro, passeggiamo nel quartiere, ci andiamo a prendere un gelato, vado a prenderla da scuola portandomi la sua bicicletta, a mano (non so se lo ripeterò, il mio fianco ne ha risentito), oppure, se ci sentiamo abbastanza intellettuali, frequentiamo librerie e assistiamo alla proiezione di film o cortometraggi.
Bene, nel giro di due settimane si sono verificate tutte queste cose. Sarà la primavera, ma sento l'animo più creativo e bisognoso di imparare e prendere quello che di bello e buono la mia città mi può offrire.
Avendo una pupa di ormai 4 anni - come sottolinea sempre lei…approposito, sembra preoccuparsi che questi 4 anni possano terminare da un giorno all'altro e passare subito ai nuovi anni - e trascorrendo la maggiorparte del mio tempo con lei, la mia voglia di conoscenza deve necessariamente collimare con i suoi interessi, con quello che può piacere anche a lei. Ma va bene così, perché salvo le ludoteche o i gomma-park, andare in una biblioteca per ragazzi o in una libreria per la presentazione di un evento adatto alla sua fascia di età a me piace.
Per cui in ordine:
- abbiamo partecipato alla visione di cortometraggi stranieri: una selezione curata da una associazione culturale di Bari, La scatola blu. Nella stessa giornata ci sono state diverse tappe, noi abbiamo optato per quella all'interno di una giovane libreria indipendente, Zaum. Alla visione c'erano Marta, un'altra bimba più o meno della sua età, tre bambini più grandi e una decina di giovani. Lei si è seduta in prima fila, ha osservato attentamente, ha applaudito e a fine proiezione ha disegnato: ai piccoli era chiesto di rappresentare il personaggio preferito di uno dei corti, ai grandi di recensire un lavoro.
Trascrivo l'elenco dei corti, casomai voleste cercarli in rete (credo che su Vimeo ci siano tutti. Qui il link di uno di quelli che è piaciuto di più alla nana)

1. DreamGiver by Tyler Carter
2. Flocons et carottes (Snowflakes and Carrots) (2010) by Samantha Leriche-Gionet
3. The Boy and the Monster by Eleth
4. The Squirrel and the Swallow by Arjan Bove

- abbiamo partecipato alla presentazione di un libro illustrato scritto e disegnato da una ragazza del gruppo di illustratori e scrittori pugliesi di cui faccio parte; anche qui Marta, dapprima intimidita e silenziosa, ha poi preso parte attiva all'attività, ascoltando la storia e partecipando al laboratorio. Avrei voluto sfogliare tanti libri, ma mi è stato chiesto di dare una mano nel seguire i fanciulli durante il laboratorio appunto.

- siamo state in biblioteca, nella Biblioteca dei Ragazzi di Bari, situata all'interno di un parco cittadino. Ci siamo state perché avevo un incontro con la responsabile della biblioteca, alcune sue colleghe mie amiche, la presidente di una cooperativa e la stessa illustratrice di cui sopra, per l'organizzazione di una mostra che si terrà a fine giugno e a fine settembre. I dettagli in seguito. Marta se n'è uscita con il suo bel bottino di libri in prestito; quando finiremo di leggerli ve ne parlerò.

- e poi, vabbe', abbiamo passeggiato sul mare, domenica abbiamo visitato una mostra di fotografie e respirato un po', ma proprio poco, di aria di cinema, perché in questi giorni Bari ospita il Bifest, il festival internazionale di cinema. Otto giorni di proiezioni a prezzo ridotto, anteprime, concorso di lungometraggi, cortometraggi, documentari, lezioni di cinema, incontri con attori, autori, registi, produttori; dibattiti, presentazioni di libri, mostre. Tutto in città, nei cinema del centro, al Teatro Petruzzelli, per strada. Fino all'anno scorso ci lavoravo anche io, ma avendo dato le dimissioni…beh…quest'anno sono stata esonerata. Spero di riuscire a parteciparvi attivamente, ma dall'altro lato, almeno nelle mattinate in cui Marta è a scuola.

Più acculturata non so se lo sono diventata, sicuramente ho aperto ulteriormente occhi e anima, e lo stesso la fanciulla che mi accompagna in questa avventura.


mercoledì 2 aprile 2014

Post intimo

Questa volta per farci dire "illusi!" abbiamo chiesto aiuto a uno stick. Una bella linea blu, nitida e decisa. Nessun dubbio.

Non mi è facile affrontare questo argomento, sono timida (etichetta che mi porto dietro dall'era dei dinosauri), certe cose le voglio tenere per me e altre non riesco a buttarle fuori, anche se vorrei tanto. E' che ho letto, in questo periodo, vari post su figli unici o no, su PMA, su infertilità; così ho deciso di riflettere a voce alta, ma non troppo.

Dopo Marta, che è stata concepita con molta facilità, nel momento in cui ci siamo detti Ok, non stiamo più attenti, perché, si sa, non è detto che avere un figlio sia istantaneo e soprattutto non dipende dalla nostra volontà, abbiamo ripreso a esser cauti. 
Adesso, a quattro anni dalla prima gravidanza, ci siamo accorti di essere stati molto fortunati; e anche che una volta non va esattamente come la precedente.
Per cui da due anni o poco più nessuna attenzione, ma anche nessun'altra gravidanza in vista. Non siamo due che si applicano rispettando le regole alla perfezione. Vuoi la stanchezza, vuoi che spesso si è lontani per lavoro, vuoi che non siamo macchinette, va così.
La delusione, le prime volte, è stata pesante. Man mano che passa il tempo è come se mi fossi amaramente arresa; poi la vita fa scherzi poco simpatici, ti illude, ti causa un ritardo di parecchi giorni, mai successo da quando, come dire, sono "diventata signorina" (approposito! voi avete avuto un regalo per l'occasione? io ricordo che i miei genitori mi regalarono una lattina di baci perugina), da quando aspettavo Marta, e il giorno in cui tu fai il test, poche ore dopo, ti manda le tue cose.
Ti dici vabbe', lo sapevo, dovevo capirlo. Però non è mai esattamente così; di solito penso in negativo per paura che la delusione sia troppo forte, ma questo modo di operare non porta a risultati esaltanti.

Detto questo, penso se forse sia il caso di non pensarci più - sì, ma come si fa - e godermi la bellezza di questa bimbetta di 4 anni che mi fa fare un sacco di risate, che è veramente splendida, che è un dono speciale.
Mi interrogo:  lo voglio veramente un secondo bambino? Sapete, ora come ora non lo so. L'età che avanza sicuramente fa la sua parte in questa indecisione; cresco e quella bella incoscienza che non ti deve far ragionare troppo sulle cose viene meno. Penso solo alle difficoltà di un secondo, a quello che non potrei più fare, o che penso di non poter più fare; alla difficoltà di gestirne due, ai miei scatti di nervosismo quando ho gli ormoni in subbuglio e a come potrei reagire con due, che avrebbero esigenze differenti. Penso che, all'inizio non potrei andare in bicicletta con entrambi (quando l'altro ancora non sa reggersi seduto), che sarebbe più complicato portarli in giro da sola, quando il papà non c'è. Penso alle malattie - benedette! - che sarebbero moltiplicate per due e ai fine settimana chiusa in casa. 
Penso al nero e non vedo il bianco, forse per auto-difesa. Penso anche che ora sono - siamo felici e abbiamo raggiunto una certa autonomia, insieme e singolarmente.
Poi guardo Marta: quando vede un neonato le brillano gli occhi. Vedo lei che cerca compagnia e che è felicissima di giocare con altri bambini; forse è pronta (anche se non lo saprò mai). Mi chiede spesso di un fratellino, le piace pensare a un nome, le piace raccontare cosa farebbe se ci fosse, come mi aiuterebbe. Mi commuovo, come ora.
Penso che al di là del ricordo romantico che ho della mia stupenda gravidanza, dove tutto è filato liscio, c'è un desiderio che a volte viene fuori e che va oltre quello che alcuni chiamano "egoismo del volere un figlio". Ho tre sorelle, e se pure con caratteri diversissimi, anche se litigavamo spessissimo quando abitavamo sotto lo stesso tetto, sento che ora non sarebbe lo stesso se loro non ci fossero. Vorrei che Marta potesse vivere così: dovrebbe poter litigare, gridare con qualcuno che non siano solo mamma e papà; qualcuno che la conosca bene come i suoi genitori, sopratutto nei suoi difetti, oltre che nei suoi pregi, qualcuno con cui condividere gioie, anche se non immediatamente, giocare e raccontare.

Non so se questo ci sarà, non so se sperarlo o lasciare andare questi pensieri. La vita saprà darci una spiegazione - per favore però, senza scherzetti diabolici ;-) -; noi faremo TUTTA la nostra parte; avendo chiaro che il nostro incontrarsi non diventi un appuntamento da calendario, ma uno stare insieme condito da volontà e amore. E vedremo se sapremo essere coerenti con quelli che sono i nostri pensieri, in questo presente.

sì, vabbe', penso anche ai capricci, eheh

il desiderio irrefrenabile di parlare

Dunque, signore mie...vi ringrazio per i complimenti, tanto, credetemi, ma se questi son poi accompagnati da tirate di piedi, allora no...