Un vestito al giorno. Storia di un pre-colloquio

E' la storia, anzi il racconto di un colloquio.
Qualche anno fa sarebbe andata così: "Ho un colloquio di lavoro! Cavolo! Cosa mi metto? Cerco nell'armadio qualcosa di carino e lo indosso". Panico, prove abito, mal di pancia, chiacchiera informale e vai.

Devo dire che di situazioni di questo tipo ne ho vissute poche, non perché non abbia mai lavorato, bensì perché mi son sempre capitate occasioni a catena, passaparola, colloqui informali durante un lavoro. Il mondo artistico a volte è artistico anche in questo. Molto spesso è bastata una telefonata che diceva "sei libera da domani? mi serve una mano in teatro". "Cerco un'assistente sul set, subito" e robe simili. Non mi posso lamentare, dal post laurea in scenografia a oggi ho sempre lavorato, a volte con intervalli di un paio o poco più di mesi, ma ho sempre lavorato, e nel mio settore.

Ma non tergiversiamo, si parlava di preparazione a un colloquio.
Questa volta è andata così: "Ho un colloquio di lavoro! Cavolo! Cosa mi metto????", ma con una consapevolezza diversa.
Dopo tante letture sul web, dopo la chiacchiera tempo fa con Anna Turcato, sento che è arrivato il momento di cambiare. 
Tu sei quello che indossi; l'abito non fa il monaco, ma è la prima impressione che dai di te. Da lui dipenderà la prima percezione che gli altri avranno, da lui, dai colori e dal sorriso che indosserai.
Così ho pensato "cosa mi fa sentir bene? cosa mi rappresenta? cosa mi fa sentire me stessa, presentabile per questo tipo di occasione, ma anche all'altezza della situazione?"
Bene, ho aperto l'armadio e ho pescato i miei pantaloni classici, una deliziosa camicetta bianca, un cardigan, le sneakers (perché dovevo percorrere molta sarda a piedi). Ancora, un trucco delicato, un filo di rossetto per dare un tocco di colore, capelli raccolti per benino, ma che esaltassero il taglio originale, una borsa nera - classica - ma anche una shopper illustrata per l'I-pad. Niente mal di stomaco.
Mi sono vestita di relativa serenità, tranquillità e sicurezza (tutto debitamente proporzionato al mio "essere Gabriella") e via.
Mi sentivo bene in quei panni.

Come è andato il colloquio? Per ora non è dato saperlo (a lui sarà dedicato un post adeguato, perché qui non si tratta solo di sì o no, ma di sensi di colpa, altri tipi di inadeguatezze e ansie).

...to be continued...

Commenti

  1. E ti sei vestita benissimo, soprattutto per la relativa serenità e tranquillità!
    Poi facci sapere, eh?!

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    1. grazie :-)
      Certo certo...anche se sono ancora in fase riflessiva, ma credo di essere quasi arrivata a una conclusione (speriamo sia quella giusta!)

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  2. Tengo le dita incrociate forte forte....in caso contrario ti dico che la colpa è' del colore dei pantaloni!!!

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    1. ahahah! dai, comunque non sono senape "forte" (poi le gambe erano sotto il tavolo, per fortuna con il piano scuro e non di vetro trasparente :P

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