lunedì 19 settembre 2016

Da un selfie nascono fiori


Stamattina tutto è nato da qui: non dal disegno, ma dal selfie. Sì, da un selfie possono venir fuori varie elucubrazioni sulla vita e sul da farsi. Assurdo? No. 
Ora vi spiego la successione logica dei miei pensieri. 

Mi sveglio, nottata leggermente turbolente per via dell'ennesimo temporale - conseguente scambio di letti: lei con il papà e io nel suo -.
Colazione, occhi che non riesco a aprire come si deve. Mi sento gonfia e penso "ma come fanno quelle che di mattina sono già belle?". Indossano gli occhiali da sole, certo.
"Dai, Gab, magari è solo una tua considerazione di te. Prova a specchiarti o a guardarti nel cell...non sarà così tragica...". La realtà è che la mia immagine stamattina è veramente tragica. Come avrà fatto mio marito a salutarmi prima di andare a lavoro? Risposta: amore, solo amore.

Nel frattempo, per scattare o meglio guardarmi nella fotocamera del cell, ho aperto Instagram. Scorro la bacheca, mi ricordo che nella fiera della mia città questi giorni c'è "Il mondo creativo" e che ieri ho fatto un salto - veloce perché la non più nana voleva andare via -. Vado a cercare online le crafter che ieri esponevano. 
Meraviglia per gli occhi. Quanta creatività e lavoro. Quanta passione trasformata in business (perché ci vuole). Quanta bellezza e bravura. 
Ho fatto un giro e ho ammirato l'allestimento ben curato di queste donne, i loro sorrisi e le loro creazioni. Ho salutato Antonella di blogacavolo, con la quale non ci eravamo mai viste, ma avevamo comunicato via mail (e qui, una piccola parentesi per la mia patanità! faccia a faccia la mia timidezza viene fuori alla grande).
La Puglia è bella, gode di una natura spettacolare, di mille tonalità di azzurro, di tradizioni, centri storici che sono piccoli gioielli. La Puglia però sforna anche un sacco di talenti. Sarà il mare, l'aria, il calore, i profumi, l'alimentazione, la mancanza di lavoro...qui prendono vita menti dinamiche e produttive. 
Ho vagato su instagram e ho trovato un mondo che non conoscevo, ma sospettavo. Sono stata assalita da una ventata di aria fresca e da uno stimolo ad andare avanti e rischiare.
Ho pensato che posso fare di più, per me e per l'economia di casa.
Tutto questo da un paio di occhi gonfi in un sabato mattina e uno specchio. La bellezza irrompe ovunque, anche se noi non ci piaciamo.

Chiudo con la mia ultima "creazione": I quadrotti di Gab, una serie di quaderni quadrati della dimensione di un cd, disegnati e tagliati a mano.
Non ancora online, ma ordinabili (contattatemi se vi interessano).
Buon fine settimana! E che ogni giorno profumi di nuovo e bello, anche nelle più piccole cose.


 La domanda comunque resta: come fanno alcune donne ad essere così belle anche appena sveglie????
SalvaSalvaSalvaSalva

venerdì 9 settembre 2016

Routine sì. Routine no


Routine o no-routine, questo è il problema.
Penso che ognuno di noi ce l'abbia la propria routine, sia classica o alternativa.

Vivo una vita talvolta atipica rispetto alla massa, per via dei lavori che io e mio marito svolgiamo, che ci portano a stare insieme quando il calendario vorrebbe che si svolgessero altre attività - anche se, vi dirò, ultimamente sto scoprendo molte situazioni simili alla mia e non mi sento più un pesce fuor d'acqua (dovrei iniziare a frequentare di più i miei "simili"). Ho un lavoro senza orario fisso, uno di quelli che fa dire agli altri "ma veramente? e ti pagano per fare questo?". Un lavoro che a volte lavoro non è, è solo passione. Un lavoro che ti fa lavorare quando fuori è silenzio, che non ti fa litigare con i colleghi. Puoi restare in pigiama, o in mutande, mangiare e viaggiare contemporaneamente; essere in Brasile o a casa tua, è sempre lo stesso lavoro. 

La mia routine però c'è e è una certezza.
Le novità fanno parte della vita, il vivere alla giornata, attimo per attimo, dovrebbe essere la prassi. Ma quei piccoli punti "monotoni", quali la colazione quando tutti ancora dormono,  la cura del viso la sera, lo sport pomeridiano di mia figlia che mi concede un'ora d'aria con altre mamme - e quindi ritrovarsi in uno spogliatoio a chiacchierare -, o ancora il controllare la posta prima di sedersi a lavorare...queste piccole azioni e altre sempre uguali e puntuali mi danno un senso di sicurezza.
Un salvagente in un mare impetuoso o un po' increspato. Non so se le eliminerei; fanno parte della vita, della mia vita.  nello scombussolamento generale delle giornate sapere che ci sono dei punti fissi mi rende serena e rassicurata.

Sul Treccani la parola routine è spiegata anche come pratica, esperienza. Mi piace vederla così, oltre che come un'azione abitudinaria, uno svolgimento assiduo di un'attività che fa acquisire competenza [cit].
Bene, non so che competenza possa acquisire facendo colazione in tranquillità...forse imparare a godere dei piccoli momenti, ecco! In ogni caso non voglio affibbiare alla parola un senso negativo e questa definizione mi piace molto. Dalla mia routine imparo a pazientare, a andare piano, a prendermi cura di me. Quando la routine comincerà a starmi stretta sarà il caso di abbandonarla, perché vorrà dire che non mi starà dando tranquillità, ma mi porterà solo a essere ossessiva nelle azioni.

Ma le routine degli altri ci infastiscono? A volte credo di sì, perché rompono quelli che sono o non sono i nostri schemi; ci sembrano azioni che si susseguono in maniera assurda, a noi incomprensibile. Bene, nell'ottica di un significato positivo della parola, lasciamo che ognuno abbia le sue senza giudicare. Giuro che ci proverò! 

Questo post partecipa al blogstorming
http://genitoricrescono.com/tema-del-mese-la-routine/

il desiderio irrefrenabile di parlare

Dunque, signore mie...vi ringrazio per i complimenti, tanto, credetemi, ma se questi son poi accompagnati da tirate di piedi, allora no...