domenica 31 dicembre 2017

Buon anno fratello


e mi sa che sono anche in ritardo sulla tabella di marcia.

Quest'anno ho cominciato a organizzare mentalmente i pro e contro del 2017, le cose andate bene e quelle più deludenti, già da qualche giorno. Però mi ritrovo solo oggi a tirar giù le somme, nero su bianco.


Non mi fermerò a paturniarvi con la tristezza che m'è presa quest'anno (sarà che gli ormoni non si sono ancora ripresi dalla gravidanza?). Nè sul regalo prezioso che è arrivato a giugno - certo, scoperto a settembre, ma che si è materializzato tra le nostre braccia a giugno, con tutto il suo carico di bellezza e di difficoltà, nel riassestare questa famiglia disorganizzata e precaria (equilibrio di cui siamo ancora alla ricerca, eheh).

Mi concentrerò solo sul blog, sul mio lavoro da grafica e illustratrice.

Quest'anno il blog è stato ulteriormente abbandonato: se son riuscita a scrivere in media un post al mese è tanto.
So di non dire nulla di interessante, ma è importante, perché su questo diario non-segreto butto fuori parte dei miei stati d'animo, tutti quelli che non riesco a pronunciare, che non sempre confido a persone fisiche. E' importante perché scrivere di disagi e disegnarli mi aiuta a analizzarli meglio. Poi se nessuno li legge...ok! ma anche solo una pacca sulla spalla o una parola di conforto mi rasserenano.
Nel 2018 vorrei tenerlo in vita, vorrei continuare a alimentare nei limiti del possibile questo aspetto personale.
Vorrei però anche metter su qualcosa di diverso, che sia legato più alla mia attività professionale...

E qui...i progetti e il resoconto lavorativo. 
Il 2017 mi ha regalato un libro durante la gravidanza e un gioco in scatola a una settimana a dal parto.
Mi ha donato un contatto nuovo per un progetto che dovrà partire a gennaio.
Una collaborazione con un giornale on-line terminata a inizio anno e una con questa azienda, ancora in corso
.
Nel 2017 ho prodotto loghi per aziende e neo-società; illustrazioni per privati, 
La nascita di Bea è arrivata con un sacco pieno di "compensi".
Ho chiuso uno shop-online e ne ho aperto un altro su altra piattaforma (Etsy).
Ho messo su un'associazione con altri illustratori, un progetto che ha i suoi alti e bassi, che a volte ci manda in tilt, ma che spesso da' soddisfazioni. Sarebbe bello se riuscisse a portare anche guadagni, eheh.

Ora, per questo nuovo anno, vorrei riuscire a fare non meno di quello che ho fatto in questi 12 mesi. Vorrei metter su un sito mio, dove pubblicare solo la parte creativa di me (progetti, vendite, servizi...).
Vorrei che cercandomi trovassero davanti una vetrina accattivante, una donna creativa e produttiva, un'ispirazione e una concretizzazione ai propri desideri.
Un contenitore efficiente di quello che sono e faccio nella vita.

Il mio sogno nel cassetto - quello che non vi rivelerò - spero abbia la possibilità di muovere piccoli passi, per lo meno per capire se deve restare nella mia testa o se può prendere una forma palpabile. Vedremo.

L'obiettivo che mi pongo, e questo vale sia per la sfera privata che per quella professionale, è SORRIDERE di più; avere maggiore stima di me, non piangermi addosso, non fare troppi confronti. Passare meno tempo sui social, passare tempo produttivo in rete, non vagare senza una meta quando sono annoiata. Trascorrere ore pulite con la mia famiglia.
Andare di più al mare, raccogliere pensieri e buttarli in acqua; prendere in compenso piccoli legnetti e conchiglie per ogni preoccupazione gettata.

Farò un planning, metterò giù un programma dettagliato - più o meno - e cercherò di rispettarlo.

Intanto, da questa casa che ancora per un po' ci vedrà suoi abitanti, vi auguro uno spettacolare 2018! Auguro a tutti di saper sorridere alle giornate, di sapervivere momento per momento e apprezzare qualunque cosa la vita ci metta davanti, di coltivare tutto ciò che vi è a cuore, di non tralasciare le cose e le persone importanti, perché se abbandonate potrebbero sfuggirvi di mano e non tornare più.
AUGURI!



P.S.: Sì, nel 2018 conto di farmi crescere i capelli. I cambiamenti cominciano spesso dalla testa, no? :-P


martedì 12 dicembre 2017

tappati le orecchie!



Lo ammetto, a volte lo faccio. 
Lo faccio materialmente e psicologicamente.
Lo faccio quando Beatrice strilla. Sì, perché lei STRILLA, urla. Con il tempo (sono solo 5 mesi, lo so, ma l'ho capito osservandola e ascoltandola) ho capito che non sempre piange per fame o perché ha doloretti, o per stanchezza. Spesso piange solo per essere ascoltata e presa in braccio. Perché non regge la posizione passeggino o altra che non sia tra le braccia di qualcuno (generalmente quelle materne) per più di un tot di minuti.
Urla quando siamo in auto, appena la poggio nel seggiolino. Urla. E se dico urla, credetemi, sono proprio urla!
Avete presente quei bambini che si buttano per terra in preda a un momento di disperazione - o capriccio - tra gli sguardi attoniti dei passanti e il senso di impotenza dei genitori? quei bambini alla cui vista tu esordisci dentro te "il mio non sarà mai così!". Ecco, Bea urla così. Si capisce perché ha un tono diverso, stridulo, alto, acuto...insomma, si capisce. Anche perché non appena la sollevi lei magicamente smette. Tutto quel rumore che avrebbe fatto chiamare il telefono azzurro si ferma.

Quindi, lo ammetto, a volte faccio finta di nulla; mi tappo le orecchie, mi assento, continuo a fare quello che stavo facendo (che generalmente è qualcosa che non posso assolutamente fare con lei in braccio, tipo cucinare, né in fascia) e penso "prima o poi smetterà". A volte smette e si addormenta, altre volte vince lei e io la prendo.

Spesso però mi tappo le orecchie di fronte ai pensieri negativi, quando sento che la tentazione si sta insinuando e rischio di precipitare in un baratro di tristezza; talvolta ce la faccio. Accendo la musica e canto, o vado dalle bimbe che sanno esattamente come distrarti.

E' un buon metodo tapparsi le orecchie.
Devi solo capire quando è il momento giusto ;-)

martedì 5 dicembre 2017

Colpita ma non totalmente affondata


Dunque, questa volta ci ha toccati.
Non era sotto forma di pensieri, ma di virus. Questa volta ha cambiato vesti e ci ha completamente bagnate!

E' una settimana che siamo chiuse in casa: abbiamo giocato a palla avvelenata e ce la siamo passata, l'influenza, facendoci colpire senza accorgercene.
Me la immagino così, spigolosa, dall'aria dispettosa

Abbiamo cominciato con "LA TOSSE" (se volte sapere a che tosse mi riferisco, leggete questo post di mammapiky e lo scoprirete). A questo giro 3 donne ko in casa, sotto cure antibiotiche, e un papà in giro per l'Europa che per solidarietà tossiva anche lui.


Siamo poi passati, in silenzio e senza preavviso, senza allerta e allarmi, al virus gastrointestinale, in quest'ordine: Beatrice - Marta - Gab - di nuovo Marta, toccando anche la nonna e si spera nessun altro.
Ma la leggenda non diceva che i figli si ammalano sempre insieme?
Cosa centrano allora le mamme? Le mamme devono essere forti, sempre, sennò come provvedono al loro sostentamento? 
Questo fine settimana non sono stata forte, non ci riuscivo; ho inviato un S.O.S. ai nonni paterni che alle 15,30 di una domenica pomeriggio sono corsi a casa perché io non stavo bene. Ho accettato la proposta di mia mamma che si è offerta per dormire da me perché io ero febbricitante e debole.
Ho rimesso da parte la Gab-wonder woman e ho vestito i panni della persona normale, che ha debolezze e deve accettarle. Ho invidiato lui che era via...lo so, non è una bella cosa. Però, lo giuro, ho subito pensato alla fortuna di avere accanto a me parenti pronti a intervenire.
Questo 2017 finora è stato all'insegna del "non puoi farcela sempre, accetta le mani degli alti quando te le offrono". Ok, fatto...però nel 2018 vorrei poter riconquistare un pizzico di quella autonomia che non mi fa appoggiare agli altri.
Dai, 2018, ce la possiamo fare, vero???

martedì 21 novembre 2017

Una pioggia di pensieri


N.B.: sì, una nota in testa al testo (:-P)
Solo per dire che erano pensieri di qualche giorni fa, da ieri "c'è il sole". Ci saranno altri giorni di pioggia, certo, ma sono sicura che come sempre, passeranno.

Sono in perenne ricerca di equilibrio, da quando è nata Beatrice. Quando penso di averlo trovato con Marta lo perdo con Bea, quando lo ritrovo con Bea lo perdo con Marta, quando lo trovo con le bimbe lo perdo con Francesco. La mancanza del papà in casa sbilancia l'asse, i pesi tendono tutti a destra (o a sinistra, è indifferente). 

Un figlio scombussola la vita, un secondo figlio a distanza di anni la mette in discussione.
A che punto sono? Dove arriverò? c'è da fermarsi e riflettere o solo andare avanti? 
E, ancora, come si fa a non farsi travolgere dagli eventi?

Tra marito e moglie ci si ritrova a darsi ordini, a chiedere sempre, a affidare compiti e commissioni, si perde la dimensione di coppia se non si sta attenti, quel pizzico di intimità e la sera, quando si ha la fortuna di stare insieme, ci si addormenta. Non è detto che entrambi siano proiettati allo stesso modo verso i figli: uno dei due vivrà più fuori, andrà avanti nella vita di sempre, però tornato a casa troverà un caos maggiore.

Ho la fortuna-sfortuna di lavorare da casa, non a ritmi serrati. Fortuna perché posso gestire, organizzare, controllare, dedicare tempo a loro due. Sfortuna perché non ho colleghi con cui "sfogare", gente con cui parlare d'altro, con cui ridere e prendere un caffè.
Quindi riverso qualsiasi forma di stanchezza su loro, mi rendo antipatica.
Oppure penso. Rimugino. Mi innervosisco. Mi intristisco. 

Caspita, mi sento sommergere dai pensieri oggi, ieri, spero no domani. 
Pensieri su tutto: casa, bambine, impegni, gestione degli imprevisti a me sconosciuti - ma che son certa si presenteranno -, vaccini, salute, amicizie, gente che smette di parlarti perché...perchè? spesa, viaggi - sì sì, pensa che ti ripensa, prima o poi uscirà fuori un bel viaggetto, dai -, ...insomma, su tutto.
I pensieri cadono giù come la pioggia scrosciante di questi giorni: magari alle volte tutti di botto, insieme, a formare un grande caos, e poi torna il sole. Nuovamente nero e pioggia, poche ore e poi sole.
Va così in questi giorni.
Per fortuna, come quando esci di casa con l'ombrello perché presumi possa servirti, non mi ritrovo a essere inzuppata, ma sento di avere un riparo, un riparo che comunque riesce a far rimbalzare le gocce, che non mi fa impregnare di pensieri. Qualcuno mi tocca, arriva un po' più a fondo, altri scivolano via..ma il ticchettio sull'ombrello lo avverto.

SalvaSalvaSalvaSalva

lunedì 13 novembre 2017

Natale, regali, autopromozione


Sono ufficialmente su Etsy!
In realtà c'ero da qualche anno, ma ho ignorato la piattaforma finché non è stato necessario rendermi operativa.
Fino ad oggi avevo uno shoponline su alittlemarket, legato a Etsy. Alittlemarket però, per cause di forza maggiore, ha chiuso.
Per quanto non particolarmente partecipe alle innumerevoli attività proposte dalle amministratrici, virtualmente ho sempre seguito tutto, e ho trovato sempre sostegno da parte della community che si era creata intorno a questo shop-online. 
C'è stato un momento in cui ho venduto un po'; poi lo scarso aggiornamento dei prodotti ha bloccato le vendite.
Alla chiusura della piattaforma, sono migrata, come credo anche altri artigiani, su Etsy, di cui alittlemarket.it era l'appendice italiana.

Quindi...ora CI SONO.
L'impegno è quella di essere un negozio virtuale vivo, non abbandonato a sé, in continua evoluzione e con continue novità e proposte.
Vorrei arrivare a questo Natale con articoli nuovi, che magari poco si discosteranno da quelle che sono le mie capacità-particolarità, ma che dovranno avere quel tocco di originalità in più rispetto al resto della mia vetrina.
Qui accanto una delle cartoline che ho deciso di stampare per l'occasione (per la stampa, mi sono affidata a moo.comuna società di stampa e design online).



In ogni caso, che sia per me o per qualche altro, fatevi un giro su Etsy e - perché no - sostenete i giovani artigiani acquistando da loro i regali di Natale ;-)

SalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalva

martedì 26 settembre 2017

Conciliazione (che bella parola) famiglia - lavoro

X lavora. Lavora più di 8 ore al giorno. Un po' perché il suo lavoro le piace così tanto da assorbirle la vita, un po' perché le condizioni sono queste: o così o niente.
Poi X cresce, decide di costruire una famiglia con Y. Si sposano, vanno a vivere insieme. X e Y si vedono la sera sul tardi. Cenano insieme, ma non sempre - perché Y ha un lavoro atipico, spesso è via i fine settimana e durante le festività.
La spesa la fa quasi sempre X, a volte Y, ma mai insieme. Arriva un figlio: 5 mesi di maternità non glieli nega nessuno. Al termine di questi X si sente in dovere di tornare a lavoro, anche perché ne sente la necessità. Ma l'istinto materno ormai la pervade. Così X comincia a vivere di sensi di colpa "Starò togliendo troppo tempo a XY?" e ancora "Sono una pessima madre...però lo faccio anche per lui/lei, per dargli/le un futuro migliore...". Chiede un part-time e l'ottiene, ma essendo un lavoro non d'ufficio, si vede spesso costretta a non rispettare gli orari classici, a lavorare in orari inconsueti, o a posticipare il ritorno a casa per esigenze lavorative.
Così, dopo un anno circa in cui il senso di colpa si fa più pressante, la disorganizzazione impera ovunque in casa e in più ci sono notevoli (e per notevoli intendo NOTEVOLI) ritardi dello stipendio, X decide, dopo averne parlato abbondantemente con Y, di abbandonare quell'occupazione che, se pur ormai non conveniente economicamente, è nel suo cuore.

Immediatamente la scelta di X sembra voltarsi a suo favore: dopo solo 1 settimana viene coinvolta in un lavoro entusiasmante! La durata è brevissima, ma l'esperienza interessante. Anche qui - ahimè - orari balordi; ma per fortuna è estate e i nonni sono in ferie. XY è salva e non sarà abbandonata. 

Da allora sono trascorsi 4 anni e X ha aperto P.IVA, Y continua a girare e lavorare senza sosta, X va a scuola, fa sport, si vede con gli amichetti. A XY si è aggiunta XYZ, da poco.

Bene, la questione è questa, come può una donna come X o come tante altre, nella situazione di X appunto, riuscire a conciliare famiglia e lavoro?

Non lo so è la risposta.
Scherzi a parte, in questo periodo sento parlare tanto di conciliazione famiglia lavoro: forum, associazioni, aziende, datori di lavoro che corrono ai ripari. Altrettante realtà in cui una donna con prole viene esclusa dal mondo del lavoro. Molti comunque stanno interessandosi alla questione, molti hanno capito che la donna è una risorsa, non una palla al piede con nani a seguito. Una donna riesce su più fronti, ha la capacità di buttarsi a capofitto nel lavoro e nelle faccende familiari, di dedicare la stessa passione a entrambe le dimensioni*

Conciliazione...ok, va bene, se hai un posto di lavoro che te lo consente. Se puoi chiedere permessi e puoi destinare una parte dei tuoi guadagni alla retta del nido o a una baby-sitter. In caso contrario? beh, nel caso in cui tu decida di metterti in proprio, chi pensa a te? I bonus dell'Inps. Sì, ok, ma non sono sufficienti! Un bonus da 800 euro, ad esempio, quanto riesce a coprire? Un mese di baby sitter forse, due mesi di nido...
E poi? che fai? Nella migliore delle ipotesi hai a disposizione nonni, zii, familiari vari disponibili e pronti a correre in tuo aiuto.
Questa sono io a una settimana dal parto, dopo aver firmato un contratto con una casa editrice, prima di mettere da parte l'orgoglio (sì, perché spesso le mamme credono di poter fare tutto da sole) e inviare un SOS
 

Ancora, hai poche commissioni lavorative per cui riesci a barcamenarti con i tempi, lavorando quando la prole riposa, o nei momenti in cui è tranquilla nella sdraietta.
Se così con fosse? Se non hai né parenti e in compenso tanto lavoro? Stanno nascendo anche tanti spazi di co-working, sapete? luoghi in cui puoi lavorare e c'è chi pensa ai tuoi piccoletto  Nella mia città ce ne sono un paio, non li ho ancora sperimentati, magari una mattina di questo prossimo inverno andrò a farmi un giro. 

Questa sono sempre io dopo l'SOS

...e questa è la nonna accorsa in aiuto


In ogni caso, cara mamma free-lance, spero che i tuoi committenti ti paghino per tempo, così da permetterti un aiuto esterno; spero ancora, cara mamma, che tuo marito non torni a casa tardi, spero che possa chiedere lui, ogni tanto, permessi, congedi parentali vari, per venirti incontro.

E' un mondo che sto scoprendo ora.
Vorrei veramente confrontarmi con tutte quelle donne che sono nella mia stessa situazione.
Vorrei trovare delle soluzioni con loro.
Ditemi, ditemi, come fate voi?






*[...] Le politiche per la conciliazione rappresentano un importante fattore di innovazione dei modelli sociali, economici e culturali e si ripropongono di fornire strumenti che, rendendo compatibili sfera lavorativa e sfera familiare, consentano a ciascun individuo di vivere al meglio i molteplici ruoli che gioca all'interno di società complesse.[...] (http://www.politichefamiglia.it/genitorialita/azioni-e-progetti/2015/conciliazione-lavoro-e-famiglia/)

venerdì 22 settembre 2017

Ballerina. L'abbiamo visto, c'è piaciuto. L'abbiamo rivisto e lo rivedremo ancora.

Avete mai avuto un sogno da rincorrere? io sì. Diventare una disegnatrice. Pagine e pagine di quaderni consumati dalla mia matita, storie inventate e animate da personaggi inventati; immagini che prendevano vita sulla carta.
Poi cresci, vai a scuola, a volte fai le scelte sbagliate; ti accorgi che il filo che ti congiunge al tuo sogno non si è spezzato, che l'hai solo perso di vista per un attimo. Così continui a seguirlo. Fai gli incontri giusti. Corri, sudi, ti fermi. Insomma, in un modo o nell'altro ad un certo punto ci sei, ce l'hai fatta; ce l'hai fatta per lo meno a riacchiappare quel sogno, che si è concretizzato senza nemmeno che te ne accorgessi, magari con lievi sfumature differenti da ciò che pensavi, ma c'è, è reale.
Bene il film d'animazione che abbiamo visto racconta proprio questo, solo che tutto avviene in un lasso di tempo minore.

Se mi avessero detto anni fa "Guarda che oltre la Disney c'è altro", non avrei prestato orecchio. Tse! 
Col tempo mi sono ricreduta. Sì c'è la Disney, la Pixar, ma ci sono anche tante altre realtà che camminano a testa alta nel mondo dell'animazione. Differenti, sicuramente, sia nell'animazione, nei tratti, nella poesia, nei colori. Legate al territorio in cui nascono, come tutto il cinema. Ho iniziato a apprezzarle a cominciare con Appuntamento a BellevilleNightmare before Christmas e i lungometraggi di Miyazaki.

Ballerina è una di queste realtà. La produzione è francocanadese. Leggevo che per la realizzazione del film il budget è stato inferiore rispetto a altri film di animazione; il risultato finale però non è affatto male!

Ambientato nella Francia di fine ‘800, durante gli anni in cui Gustavo Eiffel è impegnato nella costruzione della torre e della Statua della libertà (alla quale partecipò nella fase progettuale), Ballerina racconta la vicenda di Felicie che vive in Bretagna, in un orfanotrofio. Da qui, grazie all'aiuto del suo amico Victor - che vuole diventare inventore -, scappa per cercare di realizzare il proprio sogno: danzare all'Opera. I due arrivano a Parigi a bordo di un treno, come due clandestini. Girovagando di sera per le strade della città, Felicie si imbatte nel maestoso teatro: entra e sbircia la prima ballerina che sta provando sul palco. Ne è affascinata e ancor più convinta che è quello che vuole anche lei, per se stessa.
A Parigi Felicie dovrà lottare per ottenere ciò che desidera, rimboccarsi le maniche per vivere nella grande città, scontrarsi con una rivale di una classe sociale elevata, studiare, far valere le proprie passioni.

Le voci italiane dei personaggi principali sono quelle dell'etoile Eleonora Abbagnato (Odette), di Sabrina Ferilli (Regine), Emanuela Ionica (Felicie), già voce di Violetta, dell'attore Federico Russo (Rudolph), che recita in Alex&co.


La colonna sonora Tu sei una favola è cantata da Francesca Michielin.

Ora, tornando a noi, ci è piaciuto?
Sì, molto. Non siamo amanti della danza come disciplina da praticare personalmente.
Ciò non ha disturbato la visione del film. Marta è rimasta incollata alla schermo, e a fine film, come sempre quando le è piaciuto ciò che ha visto, è corsa su Spotify a cercare la colonna sonora e a modo suo ha cominciato a ballare.

E' un film sulle passioni, sui sogni.
La protagonista ha il viso simpatico; non è la classica ballerina austera rigida e bionda. Si fa voler bene. E' una bambina qualunque, che sprizza entusiasmo nonostante tutto; è una bambina, quando la sera prima della sfida decide di non studiare e esce. E' pur sempre una bambina, che alla fine riuscirà a realizzare quello che vuole perché la vita le regalerà una seconda opportunità, e perché deciderà che ci può riprovare. Felicie ti contagia con il proprio entusiasmo.
"Perché volete ballare?" è una domanda chiave del film, quella che potremmo rivolgere a ciascuno di noi, non solo ai bambini. Io risponderei - declinando la domanda su quello che appassiona me - "perché sento le farfalle nello stomaco".

I personaggi del lungometraggio ti dicono che per ottenere ciò che vuoi devi impegnarti, che la fortuna non centra nulla, che se imbrogli vieni scoperto, ma che se veramente ci credi, puoi ottenere quello che desideri, non è impossibile.
Vorrei gridalo a mia figlia, vorrei che lei ne fosse consapevole, vorrei che abbia anche lei un grande sogno da rincorrere. Vorrei che, come Felicie, ogni bambino potesse rincorrere il proprio sogno, non quello del genitore proiettato sul figlio, come nel caso di Regine e Camille.

SalvaSalvaSalvaSalva

Se ve lo siete perso a febbraio, sappiate che ora il film è disponibile in DVD e BLU RAY, oltre che  sulle piattaforme digitali.

All'interno del DVD gli adesivi del film. 


Piaciuti? Che domanda...sì, certo, apprezzatissimi anche questi! ;-)


Buona visione!

venerdì 15 settembre 2017

Vacanze nei family hotel

E anche oggi abbiamo mangiato. Cioè, anche quest'anno ci siamo presi alcuni giorni per staccare la spina; per la precisione, 4 giorni.

Ci siamo regalati una pausa, quasi a fine estate, perché ne avevamo bisogno, oltre che lo desideravamo.
La grande tra mare, campo estivo, amichetti, nonni che l'hanno scarrozzata in spiaggia, al parco, allo zoo, ha fatto il suo pieno di estate (avrei voluto darle di più, portarla in bici, ma quest'anno la nanetta ce l'ha impedito).
Il papà ha lavorato sempre, tornando a casa con un abbronzatura da muratore, perché pur lavorando nel settore musicale (l'estate - si sa - i concerti sono all'aperto, e se ti tocca di far soundcheck nelle ore calde) un bel segno di maglietta te lo becchi pure tu.

Dicevamo, vacanze settembrine. Belle, per l'amor del cielo! poco caotiche, ma vivaci al punto giusto, e più economiche. Però...c'è un però. Talvolta rischi di trovarti bagnato. E non dal mare.
In ogni caso, nonostante la pioggia torrenziale all'andata e al ritorno, ci siamo goduti questi giorni.

Per la nostra meta abbiamo spulciato il sito www.italyfamilyhotels.it.
Avevo voglia di non pensare a molto, di arrivare in un posto e lasciarmi coccolare, di portarmi lo stretto necessario. Di trovare una destinazione che sì, pensasse a me, ma soprattutto alle due pupe. I Family Hotel dispongono del necessario per i tuoi bimbi: dalla vaschetta al fasciatoio in camera, allo scaldabiberon e cestino per pannolini. Ancora, seggioloni, tovagliette e bavaglini usa e getta, colorati, di carta; stoviglie colorate e infrangibili a prova di bimbo. Un corner con la merenda pomeridiana e un cuoco destinato  alla cottura delle pappe, in modo da non doverti portar dietro omogeneizzati e pastina. Passeggini (ma non per i piccolissimi, purtroppo), bici con seggiolini, angolo giochi in albergo e nelle spiagge convenzionate.
A seconda della categoria che prenoti (non si parla di stelle, ma di "BINO", trovate tutto sul loro sito) hai tutte o alcune di queste agevolazioni.
Se Bea fosse stata più grandicella avremmo sfruttato meglio tutto ciò che l'albergo offriva, idem se Marta fosse stata più piccola.
In ogni caso, se tuo figlio è un po' più rumoroso, in questi alberghi non ti senti in difetto perché...non sei solo, non sei il solo con bimbi. Se scegli uno degli alloggi della categoria sai che ti imbatterai in altre famiglie con bimbi, e che il silenzio non sarà la parola d'ordine.

L'hotel da noi scelto è questo, alla periferia di Cattolica, ma con il centro facilmente raggiungibile a piedi (anche se  l'albergo era dotato di servizio navetta); a soli 50 mt dall'acquario  e dalla spiaggia.
Abbiamo optato per una pensione completa - se potessi esaudire un mio desiderio, mi regalerei una persona che cucinasse per me a pranzo e cena, che pensasse lei a cosa preparare e che mi facesse trovare tutto pronto, i piatti poi me li laverei io -: l'albergo prevedeva il self service, con una ricca scelta di portate, e con ottimi piatti, con tanto di serata romagnola e di ottima piadina.
I proprietari e tutto il personale erano accoglienti e sorridenti, soprattutto con i bimbi, ma non da meno con noi adulti. 
Ho scoperto la vacanza dei genitori single, lì soli con pargoli per necessità (dove uno dei due era a lavoro e l'altro si trovava a dover far trascorrere le giornate ai figli prima dell'apertura delle scuole) o per situazione personale.
In alcuni istanti mi sembrava di essere in una sorta di famiglia allarga, di vacanza tra amici e conoscenti, dove se tuo figlio si allontana da te per andare vicino a altri tavoli o a un altro ombrellone, non hai di che temere perché sai che sarà ben accolto.

Certo, abituati al mare della Puglia, sapevamo perfettamente che lì non avremmo trovato concorrenza da questo punto di vista. I romagnoli però hanno saputo ben giocarsi le loro carte, puntando sul confort più che sul paesaggio naturale, senza farti strapagare l'extra.

La cosa che mi ha sorpresa è lo spazio che ogni albergo, anche in pieno centro, ha saputo ritagliare per una piscina; piscine all'aperto, sotto i portici, all'interno, quadrate, tonde, con forme irregolari, con idromassaggio...tante, diverse, ma ogni albergo ne possiede una. Così come molti alberghi e servizi hanno dedicato uno spazio ai bimbi, con giochi, tappeti, tavolini, sedioline, libri.
L'attenzione prestata al turista e alle famiglie è ammirevole. Per me è stata una novità.

Piccoli scatti della nostra mini-vacanza


Ci ritornerei? sì.
Tornerei lì, ma proverei anche un'altra destinazione, ma è una soluzione che consiglio, anche a chi è amante dei campeggi, come me, perchè come già dicevo in un precedente post non fa sempre male chiedere aiuto e farsi coccolare. ;-)






venerdì 1 settembre 2017

messaggi di aiuto


io, io sono una donna forte! io non ho bisogno di nessuno! io me la so cavare da sola! due bambine? e che ci vorrà! <<Pronto? mamma? non è che verresti a trovarci? Sai, a Marta farebbe molto piacere...>>.

Tutto questo per dire che, in questa seconda gravidanza, ho capito che il trucco per non crollare e cadere è...chiedere una mano!
Banale, vero?
Non è approfittarsene. E' spirito di sopravvivenza.
Non so chi avete voi vicino - approposito, massima stima per le famiglie che si trasferiscono fuori dalla loro città di origine e che "producono" bambini senza l'aiuto di mamma e papà -, ma qui abbiamo la fortuna di avere, in un raggio di massimo 10 km, nonni materni e paterni.

A differenza della prima gravidanza, mi son ritrovata a alzare la cornetta, o semplicemente a rispondere Sì, lo voglio ogni qual volta mia mamma mi chiede "Hai bisogno di una mano?". Vabbe', ogni ogni volta proprio no, spesso sì.
Poi 'sta storia dell'allattamento all'inizio mi è sfuggita di mano: allattamento a richiesta, ok, ma Bea era un continuo richiedere. Ora i tempi tra una poppata e un'altra si stanno dilatando, per fortuna. Riesco a avere le mani libere per mezzora di seguito. A questo aggiungete che ho accettato un paio di commissioni a una settimana dal parto, per cui o mandavo un S.O.S., o a quest'ora sarai stata ricoverata per esaurimento, e le bimbe tolte alla loro mamma per pessime condizioni igieniche loro, della casa, della madre stessa.

Ho capito ancora di più che, se fossi ricca, vorrei avere a casa una persona solo per cucinare, o una che mi portasse cibi pronti e facesse la spesa di ciò che serve quotidianamente, per evitare di aprire il frigo e scoprire che "Toh! manca la frutta...toh! manca il formaggio...toh! mancano verdure, affettati, latte, ecc...".

E quindi, in cambio di questi aiuti - che, diciamocelo, erano anche finalizzati a rendere felici i nonni, i quali senza vedere le nipotine non sanno stare, soprattutto quando le nipotine misurano cm 60, pesano quasi 6 kg, iniziano a fare le ruffiane davanti agli sguardi innamorati della gente - dicevo, in cambio di questi aiuti, ho sopportato a denti stretti mio padre che al cospetto di un neonato diventa un uomo mieloso e di burro, cambia tono di voce, parla in silenzio sussurrando teneri versetti (probabilmente abbassa il tono della voce perché sa che io lo prenderei in giro), lui che con noi figlie femmine raramente (se non mai) era tenero e delicato.
Ho concesso a mia madre di aiutarmi coi servizi domestici; potrà sembrare un'assurdità...hai concesso? se però pensate che non mi piace affatto - e lei lo sa - che si metta a pulire casa mia perchè mi dispiace farla stancare, allora sì, ho concesso.
Alla fine di tutto ciò, w i nonni!w gli aiuti miracolosi di chiunque!
Non fate le dure se qualcuno vi porge una mano, se potete prendetevi anche il braccio, con moderazione e chiedendo sempre. Tra un po' ci aspetta un trasloco: nonni, preparatevi! ahah!

SalvaSalva

lunedì 7 agosto 2017

Allattamento parte 2

Come procede sul versante allattamento?
Bene, la pupa cresce, cresce bene, in grazia e beltà, ma anche in peso e lunghezza. Merito del mio latte, dicono. E diamoglielo allora questo latte!
Nel frattempo abbiamo conquistato un pizzico di libertà in più: i tempi tra una poppata e un'altra paiono essersi allungati, per cui si può far ciociare e si esce di corsa, per evitare che pianga sul più bello.
Che poi questa storia della tetta me l'hanno spiegata: loro con la tetta si nutrono, ok, ma si consolano anche, si rassicurano, si dedicano il loro momento delle coccole, si dissetano.
Per cui la tetta è l'accessorio necessario per addormentarsi, ma anche la consolatrice nei casi di mal di pancia. Hai voglia tu a parlare dolcemente e dirle tante cose carine e dolci: lei vuole un'unica cosa: la tetta.

E quindi...sapete cosa ho fatto in posizione allattamento ultimamente?

- Passeggiato con un'amica per le strade del suo bel paese (sì, se ve lo state chiedendo non solo lei è molto alta, ma sono io altrettanto bassa).
- Stretto la mano a un presidente e partecipato a un incontro di lavoro in una struttura "seria".
- Nutrito e consolato la pulzella durante la visita cardiologica, mentre lei beatamente stesa sul lettino veniva sottoposta a ecografia.
- Fermatami in una stazione di servizio prima e in tangenziale dopo - in una piazzola di emergenza -, per tranquillizzare sempre lei, la pulzella di cui sopra.
Ancora, mangiato in un locale figo con lei come prolunga.
E tutto con nonchalance! io, l'essere più pudico e riservato, che ora tiro fuori il seno pubblicamente.
Lo so che è un atto bellissimo e naturale, ma concedetemi un po' di imbarazzo, non sono abituata! E' pur sempre il mio seno! non mi sono mai messa in topless, in spiaggia, immaginatevi come mi senta a far ciò in città, tra gli occhi dei passanti. Son sempre la solita riservata, io. 
Non so se ce la farò a reggere a lungo. E' per il suo bene...so anche questo.
Vabbe', vi terrò aggiornati.

martedì 4 luglio 2017

Allattamento: sta andando bene, ma così bene, che non me la tolgo più di dosso


Martedì 20 giugno, alle ore 8:02 è nata BEATRICE!
Dopo sole 5 ore di travaglio!
Arrivata al pronto soccorso alle 00:30 per piccoli dolori, mi trattengono lì perché ormai ero alla 40+6 settimana; alle 2 cominciano le contrazioni dolorose, alle 8 lei è fuori, sul mio petto.

I dolori son stati molto più forti rispetto a quelli provati per Marta, ma il parto e il travaglio molto più veloci.
Quando mi hanno detto "signora, si vedono i capelli!" e quando me l'hanno poggiata sul petto, mi è sembrato di rivivere una scena: era identica alla sorella, solo un po' più pesante e lunga. Anche lei un Aiello: la folta chioma non mente!

Beatrice ha fatto irruzione nelle nostre vite, se l'è presa comoda, alla faccia di chi mi diceva che era pronta per nascere già a maggio (e sì, la pancia bassa, la posizione...insomma, signore care, la panza non si è abbassata nemmeno il giorno del parto).
E' nata il 20, come la sorella, solo in un mese differente. Ha scelto di nascere il giorno dopo il compleanno del papà, mentre Marta il giorno dopo la festa del papà; e entrambe a ridosso dell'inizio di due nuove stagioni (primavera la prima e estate la seconda).
E' arrivata nella settimana in cui il papà era a casa. E' riuscita a far conciliare tutto alla perfezione.

Brava brava, direte voi. Beh sì, dai, brava lo è. Se non fosse che...adora le mie tette.
Così tanto da non volersene mai staccare.
E' metodica, come tutti i neonati, credo: mangia, si rilassa, sta un po' sveglia in silenzio (ma roba di 5 minuti al massimo), poi quando si accorge che nessuno la considera, tira fuori un vocione e simula un pianto disperato che non puoi fare a meno di ignorarla.
Devi correre da lei e metterle una tetta in bocca, perché nel frattempo lei si sta dimenando con il corpo e la testa, allargando la bocca, alla ricerca di cibo.

La giornata va così, i momenti del pranzo non sono regolari, quindi non sai cosa aspettarti e quando. Se però si esce, lei dorme, pacifica. Appena mettiamo piede in casa attacca la sirena.
La mia salvezza, talvolta, oltre allo sfoggio delle tette - chi l'avrebbe mai detto...io tanto pudica e riservata giro per casa a seno scoperto - ? La fascia!
Ora ad esempio, per placare l'ennesimo momento di rabbia - l'ho staccata da me da soli 2 minuti - l'ho messa in fascia. E' serpe con me, ma almeno ho le mani libere.
Sudo, tanto, ma lei sta serena e riposa; io forse dimagrisco, eheh!

Cosa dice la sorella piccola? Dopo una prima fase di attaccamento morboso alla sorellina, roba che non si faceva un passo senza lei, ora è passata alla fase "sei una mamma cattiva, non ti voglio più", più altri piccoli dispettucci.
Come mi sento io? uno SCHIFO, un totale schifo e fallimento. Impotente, a volte senza aria, a volte sola. Uno schifo con lei, l'altra e con lui. Un concentrato di sindrome pre-mestruo. Vorrei scappare, cambiare aria e allontanarmi da tutto. Poi tornare come se questa mia assenza fosse stata una parentesi salutare per tutti. Invece ogni giorno mi sembra di fare un passo verso lo sfacelo della mia famiglia. Sono esagerata? forse. Ma in questo istante mi sento così, pace.

Mi manca la serenità di quelli che vivono sotto il mio stesso tetto e sento di non far nulla per costruirla. Non è sempre così: mi sveglio serena, poi la stanchezza prende il sopravvento. Non è ogni giorno così, per fortuna. Il famoso Baby blues? Forse.

Passerà, lo so. Ho solo bisogno di avere una prospettiva felice, di immaginarla per lo meno.

Di sentirmi dire che qualcosa di buono la sto facendo.


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